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Art and politics: to take a stand or not? Nine artists and curators respond

Arte e politica: bisogna esporsi o no? Rispondono in 9 tra artisti e curatori

Nove tra artisti e curatori italiani rispondono alla domanda se l'arte debba esporsi politicamente, in un articolo pubblicato su Artribune. Marco Trulli, responsabile Cultura Arci e curatore, sostiene che l'arte non possa prescindere dal contesto storico e geopolitico, e che il mondo dell'arte debba mettere in discussione le connessioni tra istituzioni culturali, guerre e violenze sistemiche. Gabi Scardi, curatrice, rifiuta la categoria di 'arte politica' e invita gli artisti ad agire politicamente, citando esempi di padiglioni nazionali alla Biennale di Venezia (Turchia 2017, Israele 2015) come modelli di critica radicale dall'interno. Un altro contributo, legato al progetto 'Francesco 2026' per il Padiglione Internet a Venezia, propone una regola etica: l'arte deve minimizzare il danno alle persone più vulnerabili.

C’è un artista che ha deciso di vivere in povertà come un monaco francescano. La storia

Miltos Manetas, a Greek-born artist, has adopted a life of Franciscan poverty as both a personal practice and an artistic project called "Francesco_2026." His work is featured in the exhibition "Vita minore. San Francesco e la santità dell’arte contemporanea" at Palazzo Collicola in Spoleto, curated by Gianni and Giuseppe Garrera. Manetas has also launched the tenth Internet Pavilion at the Venice Biennale, inviting Saint Francis as the artist, using AI conversations and a monastery in the Venetian lagoon to create an informal community of "Fratelli e Sorelle" who follow a shared rule based on poverty, absence of preparation, and divine providence.